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Per una critica quasi apocalittica dei costumi
CULTURA
7 ottobre 2007
Il nuotatore, questo eroe
 

Col finire dell’estate mi ritrovo spesso tra le mani questo volume dalla copertina un po’ stinta dall’ acqua del mare dalle pagine piene di granelli di sabbia.

"L’ombra del Massaggiatore Nero" di Charles Sprawson parla del nuoto nella letteratura, nelle arti figurative e nel cinema ma è soprattutto un inno all’acqua.

L’autore dopo essersi soffermato sulle premesse autobiografiche del libro (le impressioni provate nell’infanzia nel nuotare nella piscina sotterranea di un palazzo in una India tardo coloniale) si tuffa impaziente nelle acque della classicità. Quelle acque la cui sola vista – i greci credevano – bastasse a ridare salute e vigore, di cui studiavano i colori e le proprietà personificandone gli aspetti nefasti nelle ninfe.

Questo elemento sacro e inafferrabile per i greci viene imbrigliato dai romani e relegato in quelle eleganti prigioni di marmi policromi che erano le terme e le piscine.

Nel Medioevo l’acqua viene invece ritenuta un vivaio di contagi e una dimora del diavolo. Si nuota a rana, infatti, per tener lontana dalla bocca ogni sozzura. La sirena già un simbolo ricco di ambivalenze si riduce a una allegoria delle tentazioni. Un retaggio di questi terrori è forse l’abitudine dei napoletani di farsi il segno della croce prima di tuffarsi. Il nuotatore cessa così di essere un eroe e si salva dall’annegamento solo grazie ad un intervento soprannaturale.

Ottima è l’acqua”, il verso del poeta Pindaro è il motto sotto il cui auspicio il nuoto rinasce nei college inglesi dell’Ottocento. Nasce lo stile di Eton, uno stile flemmatico fatto di bracciate lente e spinte in avanti con i piedi. Ma c’è chi come Shelley – forse a causa di un amore più tormentato per le acque - preferisce abbandonarsi a esse.

Il capitano di una nave che si era accostata alla barca del poeta inglese durante una tempesta al largo di Viareggio racconta che il poeta rifiutò l’aiuto che gli era stato offerto, non volle ammainare le vele e una volta naufragato non oppose alcuna resistenza all’abbraccio mortale dei flutti. Per tutta la vita il presentimento di una morte nell’ acqua aveva ossessionato e affascinato Shelley.

Nell’”Ode al vento di ponente” egli ci dà la prima descrizione realistica nella letteratura moderna di un fondale marino ispirata da una gita in barca nelle acque di Baia:“Tu che hai destato dai suoi sogni estivi l’azzurro mar Mediterraneo, che giaceva cullato dal gorgoglio dei suoi flutti cristallini, accanto a un’isola di pomice del golfo di Baia, e vedeva nel suo sonno palazzi antichi e torri tremolanti di muschio azzurro e di fiori così dolci che il senso sviene nel descriverli!…

Byron, invece, considera il nuoto un esercizio muscolare ed è attratto prevalentemente dal moto delle onde. I fondali gli interessano solo come scenario di esotici e raccapriccianti supplizi.

La sua amante veneziana lo accoglierà in una sera di tempesta mentre torna da una nuotata con le seguenti parole. “ Ah! Can della Madonna, xe esto il tempo per andar al Lido?”

Il 3 maggio del 1810 egli attraversa a nuoto in una ora e dieci minuti con una corrente violenta l’Ellesponto, lo stretto che si stende tra Europa e Anatolia per un chilometro e mezzo, impresa per la quale si dichiarerà orgoglioso più di qualsiasi sua impresa retorica o letteraria. L’autore racconta di aver letto nell’ufficio del marinaio turco che assisteva nella traversata i moderni emuli di Byron un foglio contenente le seguenti istruzioni per l’allenamento: percorrere a nuoto almeno 2500 metri al giorno per almeno due mesi, allenarsi con i pesi quattro volte alla settimana e leggere Omero.

Il nuotatore ha un carattere che lo distingue e spesso lo separa dagli altri. Egli è solitario, malinconico, quasi autistico, insofferente alle convenzioni sociali e al grigiore della civiltà industriale. L’esperienza del nuotatore è molto simile a quella dell’oppiomane. Entrambi sperimentano una smisurata beatitudine, sbalzi di temperatura mentre riaffiorarano i ricordi dell’infanzia e  una sensibilità acuita li fa trasalire a ogni minimo contatto o rumore. Il nuotatore è anche un ostinato anacronismo; quando è in acqua immagina di percorrere a ritroso i gradini dell’evoluzione per ridivenire uccello, pesce, ittiosauro, pietra.

In Germania a partire dal periodo romantico il tuffatore torna ad essere un eroe come nell’antica Grecia. Nel film della Riefenstahl sulle Olimpiadi di Berlino i tuffatori vengono ripresi mentre si lanciano sullo sfondo di un cielo che appare nuvoloso e gravido di minacce. La regista usando la sottoesposizione riesce abilmente a confonderne il lineamenti e a ridurre i loro corpi a forme mitiche e impersonali .


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permalink | inviato da oblomov69 il 7/10/2007 alle 18:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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