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Per una critica quasi apocalittica dei costumi
CULTURA
26 ottobre 2007
Pescatori contro miliardari
Ho letto un post di  "Polemicamente scorretto" che riporta un articolo di Massimo Fini su Michael Forbes, un pescatore di salmoni della costa della Scozia.
La notizia è che Donald Trump, il miliardario americano ha  deciso di costruire un lussuosissimo albergo con annesso campo di golf in una località della costa scozzese e per fare ciò ha tentato con le buone e con le cattive di farsi cedere da Michael Forbes la proprietà di alcuni ettari di terreno che tagliavano proprio nel mezzo il progettato campo di golf.  A nulla però sono valse le lautissime offerte di denaro da parte del miliardario di fronte all'attaccamento di Michael Forbes per la propria terra. Il denaro quindi non compra tutto! Immagino lo sconcerto  di uno come Donald Trump proveniente da un paese in cui una delle prime  domande che si usa fare a una persona appena conosciuta è "Quanto guadagni?".
Questo ci spinge ad alcune considerazioni .
I nostri contadini e i nostri pescatori vivevano in una pienezza di senso che noi non riusciamo minimamente a immaginare.
L'amore carnale per la terra, il senso del limite connesso alla coscienza della esauribilità delle risorse ( la terra messa a maggese),  il senso di continuità e la preoccuppazione per i posteri ( gli alberi piantati), l'accordo dei ritmi del lavoro con i cicli stagionali, la dimestichezza con gli aspetti più  naturali dell'esistenza (vita, morte, dolore) , la cerchia degli amici e degli affetti, la cura per le piante e per gli animali nascituri permeavano la loro vità quotidiana di una forte spiritualità.
Non avevano bisogno nè di droga nè di vacanze.
Una vitaccia? Forse  sì ma sicuramente preferibile a quella di un co.co.co. o anche a quella di un agente di borsa.

"Il taglialegna americano non si interessa a nulla . Ogni idea di sensibilità gli è remota.
Quei rami così elegantemente gettati dalla natura, un buon fogliame, un colore vivido che anima una parte del bosco, un verde più forte che ne incupisce un'altra, tutto questo è niente.
Egli non ha ricordi da disporre in alcun luogo. Sua unica idea è la quantità di colpi d'ascia che servono per abbattere un albero. Egli non ha piantato, non conosce quei piaceri.
L'albero che potrebbbe piantare non vale nulla per lui, perchè non lo vedrà mai abbastanza cresciuto per poterlo abbattere: ed è il distruggere che lo fa vivere. Si distrugge ovunque:perciò ogni luogo gli va bene.
Egli non tiene al campo dove ha messo il suo lavoro, perchè il suo lavoro è soltanto fatica e nessuna idea di dolcezza vi si mescola. Ciò che esce dalle sue mani non passa da tutte quelle fasi della crescita che tanto inteneriscono il coltivatore. Egli non segue il destino dei suoi prodotti.
Non conosce il piacere dei nuovi tentativi . E se, nell'andarsene, non dimentica la sua ascia, non abbandona rimpianti dove ha vissuto per anni".
(Dalle memorie di Talleyrand riportate in "La rovina di Kasch" di Roberto Calasso", edizione Bompiani, pag.105).

Queste riflessioni di Talleyrand sul carattere degli americani hanno qualcosa di profetico.
Ma ormai siamo tutti americani!



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CULTURA
7 ottobre 2007
Il nuotatore, questo eroe
 

Col finire dell’estate mi ritrovo spesso tra le mani questo volume dalla copertina un po’ stinta dall’ acqua del mare dalle pagine piene di granelli di sabbia.

"L’ombra del Massaggiatore Nero" di Charles Sprawson parla del nuoto nella letteratura, nelle arti figurative e nel cinema ma è soprattutto un inno all’acqua.

L’autore dopo essersi soffermato sulle premesse autobiografiche del libro (le impressioni provate nell’infanzia nel nuotare nella piscina sotterranea di un palazzo in una India tardo coloniale) si tuffa impaziente nelle acque della classicità. Quelle acque la cui sola vista – i greci credevano – bastasse a ridare salute e vigore, di cui studiavano i colori e le proprietà personificandone gli aspetti nefasti nelle ninfe.

Questo elemento sacro e inafferrabile per i greci viene imbrigliato dai romani e relegato in quelle eleganti prigioni di marmi policromi che erano le terme e le piscine.

Nel Medioevo l’acqua viene invece ritenuta un vivaio di contagi e una dimora del diavolo. Si nuota a rana, infatti, per tener lontana dalla bocca ogni sozzura. La sirena già un simbolo ricco di ambivalenze si riduce a una allegoria delle tentazioni. Un retaggio di questi terrori è forse l’abitudine dei napoletani di farsi il segno della croce prima di tuffarsi. Il nuotatore cessa così di essere un eroe e si salva dall’annegamento solo grazie ad un intervento soprannaturale.

Ottima è l’acqua”, il verso del poeta Pindaro è il motto sotto il cui auspicio il nuoto rinasce nei college inglesi dell’Ottocento. Nasce lo stile di Eton, uno stile flemmatico fatto di bracciate lente e spinte in avanti con i piedi. Ma c’è chi come Shelley – forse a causa di un amore più tormentato per le acque - preferisce abbandonarsi a esse.

Il capitano di una nave che si era accostata alla barca del poeta inglese durante una tempesta al largo di Viareggio racconta che il poeta rifiutò l’aiuto che gli era stato offerto, non volle ammainare le vele e una volta naufragato non oppose alcuna resistenza all’abbraccio mortale dei flutti. Per tutta la vita il presentimento di una morte nell’ acqua aveva ossessionato e affascinato Shelley.

Nell’”Ode al vento di ponente” egli ci dà la prima descrizione realistica nella letteratura moderna di un fondale marino ispirata da una gita in barca nelle acque di Baia:“Tu che hai destato dai suoi sogni estivi l’azzurro mar Mediterraneo, che giaceva cullato dal gorgoglio dei suoi flutti cristallini, accanto a un’isola di pomice del golfo di Baia, e vedeva nel suo sonno palazzi antichi e torri tremolanti di muschio azzurro e di fiori così dolci che il senso sviene nel descriverli!…

Byron, invece, considera il nuoto un esercizio muscolare ed è attratto prevalentemente dal moto delle onde. I fondali gli interessano solo come scenario di esotici e raccapriccianti supplizi.

La sua amante veneziana lo accoglierà in una sera di tempesta mentre torna da una nuotata con le seguenti parole. “ Ah! Can della Madonna, xe esto il tempo per andar al Lido?”

Il 3 maggio del 1810 egli attraversa a nuoto in una ora e dieci minuti con una corrente violenta l’Ellesponto, lo stretto che si stende tra Europa e Anatolia per un chilometro e mezzo, impresa per la quale si dichiarerà orgoglioso più di qualsiasi sua impresa retorica o letteraria. L’autore racconta di aver letto nell’ufficio del marinaio turco che assisteva nella traversata i moderni emuli di Byron un foglio contenente le seguenti istruzioni per l’allenamento: percorrere a nuoto almeno 2500 metri al giorno per almeno due mesi, allenarsi con i pesi quattro volte alla settimana e leggere Omero.

Il nuotatore ha un carattere che lo distingue e spesso lo separa dagli altri. Egli è solitario, malinconico, quasi autistico, insofferente alle convenzioni sociali e al grigiore della civiltà industriale. L’esperienza del nuotatore è molto simile a quella dell’oppiomane. Entrambi sperimentano una smisurata beatitudine, sbalzi di temperatura mentre riaffiorarano i ricordi dell’infanzia e  una sensibilità acuita li fa trasalire a ogni minimo contatto o rumore. Il nuotatore è anche un ostinato anacronismo; quando è in acqua immagina di percorrere a ritroso i gradini dell’evoluzione per ridivenire uccello, pesce, ittiosauro, pietra.

In Germania a partire dal periodo romantico il tuffatore torna ad essere un eroe come nell’antica Grecia. Nel film della Riefenstahl sulle Olimpiadi di Berlino i tuffatori vengono ripresi mentre si lanciano sullo sfondo di un cielo che appare nuvoloso e gravido di minacce. La regista usando la sottoesposizione riesce abilmente a confonderne il lineamenti e a ridurre i loro corpi a forme mitiche e impersonali .


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CULTURA
4 ottobre 2007
La cultura taglia il lato della mano
Possedere una buona cultura umanistica  quando si vive in un ambiente di profondo degrado civile, antropologico e ambientale è nel migliore dei casi un'arma a doppio taglio. Se poi non la si usa per incidere su questa realtà è un'arma che taglia soltanto la mano di colui che la impugna e tanto più profondamente quanto più è smussata la lama dalla parte della punta.
Se non si riesce a calarla nella propria vita professionale è già in parte frustrante ma se non si ha il coraggio di adoperarla come strumento di critica dell'esistente essa diventa un inutile peso.
Questo perchè la conoscenza della storia ci fa apparire il presente non come una fatalità ma come qualcosa che è tale per una serie di cause e che potrebbe quindi essere cambiato agendo su queste cause. La letteratura ci fa immaginare modi di vivere diversi, spiritualmente più profondi, ci rende sensibili al valore della bellezza  e ci fa temere per la sua vulnerabilità( ad esempio quella di un paesaggio minacciato da costruzioni abusive).
Una volta esisteva la cultura impegnata. Essa talvolta  si lasciava metter in riga  in riga dai segretari di partito ma in alcuni casi era autentica cultura.
C'è una scena del film "Mio fratello è figlio unico" in cui il fratello del protagonista, un leader sindacale o di partito presenta una esecuzione della Nona di Beethoven da parte di un gruppo di musicisti del conservatorio in sciopero. Egli dice  - se ricordo bene  - che l'arte senza la politica è masturbazione e la politica senza arte è retorica. Al momento in cui il coro canta l'Inno alla Gioia le parole in tedesco vengono sostituite con i nomi dei protagonisti  storici del comunismo. L'effetto è terribilmente ridicolo. Tuttavia le parole che il leader politico dice  prima dell'inizio dell' esecuzione se non le si intende come una teorizzazione dell' asservimento della cultura alla politica hanno un fondo di verità che oggi dovrebbe farci riflettere.
Oggi invece la cultura oscilla tra status symbol e gingillo autoconsolatorio e ha come corrispettivo il degrado mediatico ( a sua volta propiziato da intelllettuali: registi di programmi, esperti di comunicazione di massa, ecc.).
Insomma da una parte abbiamo Ghezzi verso le due di notte che in un linguaggio incomprensibile ci presenta dei bei film e dall'altra i Grandi fratelli, le Marie di Filippo per tutta la giornata.
Non c'è più un arte che sia al contempo colta e popolare. Chi si ricorda più della televisione di Gassman, degli sceneggiati tipo "Fratelli Karamazov" , della musica di Mina?
Oggi impera l'auditel ma esso è una finzione.
Nel paginone centrale di molti quotidiani  tipo La Repubblica c'è la cosidetta Cultura, un insieme di articoli la cui lettura è raccomandabile per conciliare la digestione su di una poltrona.
Si salva solo il Manifesto che anche quando parla di letteratura cerca di collocarla in un contesto sociale e storico e collegarla alla vita concreta.
Come dicevo la cultura non usata taglia soltanto mano di chi la impugna. Per chi vive circondato dal degrado  é uno stato di  veggenza insopportabile.
Non si può leggere Proust se sotto al balcone senti urla beluine,  musicaccia proveniente da sterei tenuti ad alto volume, sgommate di autisti che credono di essere al circuito di Montecarlo, insulti, minacce, litigi tra delinquentelli in erba. Ma - aggiungerei - non si può leggere Proust con buona coscienza se non si cerca nel proprio piccolo di combattere il degrado.
Si percepisce troppo acutamente il distacco tra il l'essere e il dover essere( per esprimermi  filosoficamente) proprio perchè non si fa  nulla per colmarlo. E questo è pericoloso, genera isolamento, ricerca spasmodica di evasione,  quello che gli psichiatri con termine freddo e tecnico chiamano dissociazione, forse anche follia...


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SOCIETA'
23 settembre 2007
Sapore di mare, sapore di sale...!Non bastano più?

Vi propongo una mia simpatica riflessione sulle vacanze degli italiani
Essa vuole essere uno spunto per parlare di temi più ampi.
Sono stato tre giorni in un campeggio a Marina di Camerota ( una
incantevole località marina del Cilento presso Palinuro , sud della
provincia di Salerno). Ora a parte il costo per il posto tenda
triplicato ( premetto cha a me piace il campeggio) ho notato che i
cosidetti intrattenitori sono diventati un tormento.
Se una volta si limitavano a organizzare partite di ping pong o cacce al tesoro ( cose
abbastanza simpatiche) adesso si piazzano con uno stereo e un microfono
sulla spiaggia e vogliono costringerti a divertirti.
Ma come? Con un mare così bello!
Mica siamo a Rimini!
Ti annunziano il programma della mattinata. Si comincia con il "Risveglio muscolare", si
procede con con la “Lop dance” ( o come cavolo si chiama) e se ti
allontani anche di una cinquantina di metri per goderti lo sciabordio
delle onde mandano tre imbecilli a braccetto che con voce stridula e in
coretto ti augurano"Buongiornoooooooooo!" e ti informano sui progammi
del mezzogiorno, del pomeriggio, della serata e della nottata. Che
Poseidone si faccia i gargarismi con questi stupidi e li risputi a
al largo della costa.!Il mondo diventa sempre più piccolo .
La gente non sa più vivere, gli devi programmare anche il divertimento
obbligatorio magari condendolo con frasette new age e musica che
invogli alla allegria, al relax, al divertimento. Tutto la annoia, non sa godersi un tramonto,
ne è incapace dal punto di vista neurovegetativo, cerca continuamente nuove emozioni ( una parola feticcio dei nostri tempi:emozionamoci!),la sua sensibilità è modellata sullo zapping della televisione: un nuovo canale, un nuovo programma, un nuova pubblicità, un nuovo acquisto, una nuova marca!
Nessuno apprezza più il silenzio o le melodie del vento, del mare, del fruscio degli alberi, il tono pacato di una chiacchierata..
Non bisogna mica essere poeti laureati per sentirle queste cose ( il
poeta tutt'al più è colui che le riesce ad esprimere in parole). Ma il
mio discorso si spinge oltre. Io dico che sarebbe preferibile che la
gente smettesse di ascoltare la musica al mare anche con le cuffiette
dell'MP3. Ovviamente non sono un ayatollah e non glie lo voglio
impedire con la forza, ma credo che la gente fin dall'infanzia dovrebbe
essere educata o più correttamente bisognerebbe impedirle di essere
diseducata dal consumismo che sta conducendo il pianeta sul baratro
( adesso ci si mettono anche i cinesi!)
Chi ascolta l''MP3 sulla spiaggia anche se non da’ fastidio a nessuno è
come se bevesse un vinello da supermercato credendo che esista solo quello.
Bisogna fargli conoscere ben altri vini! Non sa cosa si perde.

Qualche liberale d'accatto( uno di quei tuttologi dei massmedia) potrebbe obiettarmi che sono pericolosamente totalitario nel pretendere di sapere che cosa è meglio per gli altri.
Ma è il principio millenario di ogni pedagogia su cui si sono fondate
tutte le migliori civiltà sapere che cosa è il bene per gli altri.. (nelle linee generali ovviamente).
Diverso è il caso di chi vuole costringere gli altri al proprio stile
di vita. Io dico che la gente fin dall’infanzia dovrebbe essere educata , poi in età adulta se vuole
ascolti pure la musica house sulla spiaggia (pazienza! Ma almeno usi le
cuffiette!). Insomma da qualche decennio si sente strombazzare "che i
gusti sono gusti". D'accordo ma questo vale in una scelta tra il mare e
la montagna, tra il vino bianco e il vino rosso, tra la bionda e la
bruna, tra il calcetto e il tennis non tra una cosa buona e una cosa degradata., superflua o
inutile. La verità è che per il consumismo una cosa vale l'altra
perché tutto si può vendere e comprare.
Chi ama il silenzio e la natura , insomma la semplicità e la
naturalezza ( chi si accontenta di poco) verrebbe in un primo momento
etichettato dal senso comune della società come intellettuale,
misantropo, eccentrico ma poi gli si invierebbe un tour operator a
proporgli un soggiorno in qualche masseria toscana isolata,
silenziosa, senza elettricità. Insomma anche questo stile di vita
fatto di semplicità e potenzialmente recalcitrante al consumismo
verrebbe recuperato come gusto da consumo di nicchia.





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permalink | inviato da oblomov69 il 23/9/2007 alle 20:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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